A Trieste la preparazione dei mussoli era affidata prevalentemente a bancarelle di ambulanti autorizzati cui erano assegnati ben precise postazioni di vendita: nel rione di San Giacomo o Cavana, presso l’Ospedale Maggiore, sulle rive o alla Rotonda del Boschetto. La loro localizzazione coincideva spesso con quella di osterie conosciute per la qualità del loro vino. I molluschi bollenti venivano serviti in numero di cinque o dieci pezzi in ciotoline di legno. Consumata la sua porzione, l’avventore si affrettava ad entrare nell’osteria per l’abbinamento ritenuto più adatto: in genere un bicchiere, anzi un “ottavo” di malvasia. Oggi, quel cibo da poveri è diventato oggetto di culto per pochi buongustai e disponibile solo nei ristoranti più attenti alle tradizioni locali.

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